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Mag 2

Sabato 28 aprile la terza edizione del triathlon sulla costa di Chia ha visto Daniel Fontana salire sul gradino più alto del podio, confermando un ottimo periodo di forma.

Chia (CA), 28 aprile 2018 – Daniel Fontana ha vinto il Chia Sardinia Triathlon 2018 chiudendo la prova in 04:03:27.

Daniel con questa vittoria che segue di sei giorni esatti quella del Triathlon Internazionale di Milano, succede nell’albo d’oro della spettacolare prova sarda al tedesco Jan Frodeno, vincitore della passata edizione.

All’arrivo Daniel Fontana ha dichiarato: “Per diverse ragioni da un paio di stagioni non riuscivo a rispondere all’appello di questo bell’appuntamento sardo con il triathlon internazionale qui a Chia. Dai racconti di molti atleti sapevo di essermi perso qualcosa di speciale e sono estremamente felice di esserci stato quest’anno. Questa vittoria è un grande piacere per me, ma anche il modo migliore per ringraziare FollowYourPassion e il Chia Sardinia Triathlon per avermi voluto in gara oggi. Con Ivan Risti è stata una gara molto combattuta e il cui esito era tutt’altro che scontato alla vigilia. Arrivo da un periodo difficoltoso nella preparazione e sto trovando la condizione giorno dopo giorno. Ho un buon nuoto e una bike solida, ma sono ancora molto indietro di condizione per la frazione run. Per fortuna oggi ogni cosa è andata come speravo e questa vittoria la dedico a me stesso in primis e a tutto il team di lavoro di DDS Triathlon con il quale condivido quotidianamente allenamenti e fatica; a testimonianza che il lavoro duro paga sempre”.

Daniel ha preceduto sul traguardo l’amico e compagno di DDS Ivan Risti, con il quale è rimasto a battagliare per una parte della frazione ciclistica e che ha terminato in 04:09:13. I due hanno condotto fianco a fianco la frazione nuoto, transitando testa a testa nella zona cambio. Poi, a circa un terzo del percorso bike, Daniel ha provato a dare un deciso strappo al ritmo e ha poi gestito nella restante parte di gara il vantaggio accumulato. Il podio è stato poi completato dallo svizzero Gian Marco Lacher (04:10:32).

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Mag 1

Sabato 28 aprile la terza edizione del triathlon sulla costa di Chia.Tre formule di gara: 70.3, sprint e relay.
Daniel Fontana il protagonista fra gli uomini.

Sabato 28 aprile torna il Chia Sardinia Triathlon, una delle gare più spettacolari del panorama nazionale e Daniel Fontana sarà al via con il pettorale n.1.

La gara si svolge in una cornice naturale di assoluta bellezza, un angolo di assoluto paradiso tra il blu del mare più bello d’Italia e la macchia mediterranea in piena fioritura primaverile.
La frazione di nuoto si svolgerà nelle acque della baia di Chia, relativamente protetta dalle correnti, con uscita all’australiana. Quella ciclistica, con un dislivello di circa 900 mt., porterà gli atleti sulle strade che lambiscono la costa tra Domus de Maria e Porto Pino per 90 km molto impegnativi. Infine, la frazione podistica, sarà un multilap di 4 giri tutti intorno alla laguna di Chia.

Daniel Fontana sarà al via di questo prestigioso evento per cercare di raccogliere un risultato tecnico di livello e confermare la buona condizione dimostrata pochi giorni fa in occasione della vittoria al Triathlon Internazionale di Milano.

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Mag 1

E’ la seconda volta che Daniel Fontana mette il proprio sigillo sul Triathlon Internazionale di Milano da quando l’organizzazione è firmata Eco Race. Già vincitore della prima edizione della gara, anche quest’anno l’italo argentino di DDS Triathlon Team ha scritto il proprio nome sull’albo d’oro, mettendo in fila gli avversari.
Le distanze di gara sono state quelle canoniche delle gare di triathlon olimpico con 1,5 km per la frazione natatoria nelle acque dell’Idroscalo milanese, 40 km per quella ciclistica e 10 km per quella podistica. Un tracciato che ha avuto tutte le caratteristiche per essere spettacolare, sia nella velocità dei percorsi, che nella suggestione della location.

‘In questi mesi ho scelto di gareggiare in Italia per ragioni famigliari – ha commentato Daniel. Tra meno di un mese nascerà mio figlio e non vorrei perdermi questo evento. Il triathlon Internazionale di Milano è stato così un’occasione preziosa per mettermi alla prova in un evento prestigioso a due passi da casa e nel quale testare la condizione in vista del Chia Sardinia Triathlon 70.3 di sabato. Le sensazioni sono state positive e per alcuni versi migliori di quelle che mi aspettassi alla vigilia. Mi piace rendermi conto ogni volta che in gara riesco a tirare fuori ancora, dopo tanti anni, prestazioni di cui magari in allenamento non ho conferma quotidiana. Il pettorale mi ha sempre fatto questo effetto d’altronde e continuo terribilmente a divertirmi quando lo indosso. Nella due giorni milanese che a ospitato il Triathlon Internazionale di Milano è andato in scena anche il Grand Prix, con gare di altissimo livello che a mio avviso hanno confermato che l’Italia e soprattutto questa location, può veramente essere pronta a fare il grande salto internazionale verso l’organizzazione di una Coppa del Mondo quì in Lombardia. Ho visto ragazzi estremamente motivati, performance di alto valore tecnico e un’organizzazione all’altezza dei migliori eventi mondiali. Mi auguro che questo possa essere un passo decisivo verso una candidatura che renderebbe onore al nostro movimento e che potrebbe dargli slancio e vigore.’

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Apr 6

E’ della scorsa settimana l’annuncio ufficiale della partnership tra Enervit, l’azienda europea più innovativa nell’ambito della nutrizione sportiva e IRONMAN. Daniel Fontana, da sempre seguito dall’equipe scientifica di Enervit e affiancato dai prodotti dell’azienda nella pianificazione delle proprie strategie nutrizionali, ritiene questo un passo molto importante per l’azienda ed un’occasione estremamente stimolante in ottica di possibili sviluppi futuri per l’accreditamento mondiale della reputazione del triathlon italiano.

‘L’accordo prevede che Enervit, per i prossimi cinque anni, sia Official Nutrition Partner delle serie europee di Ironman – ha commentato Daniel-. Si tratta di un’operazione che, quando mi è stata comunicata dai vertici aziendali, ho personalmente accolto con entusiasmo e che ritengo importantissima per un’a realtà che da sempre fa della ricerca e dell’attenzione all’alimentazione di noi atleti il proprio fiore all’occhiello. Attraverso il più importante circuito di triathlon long distance mondiale, Enervit si farà conoscere a oltre un milione di atleti, con una presenza capillare in più di quaranta eventi l’anno. I prodotti Enervit saranno disponibili in ogni evento IRONMAN in Europa e in alcuni di quelli ciclistici e potranno essere acquistati attraverso il sito internet. Sono affiancato da Enervit praticamente da sempre e per me questa relazione è stata determinante in ottica di raggiungimento di importanti risultati di performance e di ottimizzazione delle mie strategie nutrizionali in gara e in allenamento. Non posso quindi che essere orgoglioso di essere uno dei rappresentanti italiani di questo brand nel mondo e se sarà necessario metterò al servizio del brand tutta la mia esperienza di ormai vent’anni di professionismo nel triathlon’.

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Apr 4

La Milano Marathon è alle porte e questo mi da l’occasione di affrontare un tema cui tengo moltissimo: lo sport come potente strumento di team building.

Facendo del triathlon la mia professione e avendo ogni giorno a che fare con molti atleti, ho avuto modo di stupirmi piacevolmente di quanti grandi imprenditori, dirigenti d’azienda e stimati professionisti abbiano scelto l’endurance come propria passione al di fuori del lavoro e credo anche come ulteriore sfida per mettersi alla prova.
Ho spesso riscontrato molte analogie tra i grandi leader d’azienda e gli atleti che fanno dello sport una professione. La grande tensione al risultato, l’attenzione meticolosa ai dettagli, il desiderio di mettere se stessi alla prova uscendo consapevolmente dalla propria comfort zone….tutti questi sono aspetti che accomunano gli atleti ai grandi imprenditori.
Molto spesso l’esempio in ufficio del capo che si dedica allo sport viene emulato e seguito da alcuni dipendenti, che si mettono di propria iniziativa in scia al boss e scoprono la bellezza dell’iniziare a fare sport e del dedicarvi tempo ed energie.

Ho sempre pensato che dare l’esempio e insegnare l’entusiasmo per la fatica sportiva fosse spronante e vincente anche in azienda ed è stato per me entusiasmante in questi anni scopre che questa convinzione fosse condivisa anche da molti imprenditori.

Diffondere la cultura del triathlon in ufficio è tutt’altro che semplice, ma ci sono altri sport, come la corsa, che si prestano perfettamente a questa opera di ‘evangelizzazione’, attraverso la strutturazione di programmi di corporate wellness dedicati, che tornano sempre a vantaggio dell’azienda sia quanto a produttività dei singoli dipendenti, ma soprattutto quanto a coesione dei gruppi di lavoro.

Insomma, quello che dico sempre agli amici imprenditori che frequento è: Se volete fare team building in ufficio, portate i vostri dipendenti a correre!

Se è vero che il running non è percepito esattamente come uno sport di squadra, è altrettanto vero che si tratta di una disciplina ad alto potenziale socializzante. Pensate solo all’ampia diffusione delle gare a staffetta all’interno di competizioni ufficiali e di quanta gioia vi si respiri dentro. Pensate a gare come la Fisherman’s Friend StrongMan Run o le Spartan Race o ancora più semplicemente alle formule relays come la Milano Marathon che da anni incendiano gli animi dei team che scelgono di prendervi parte. In tutte queste prove il concetto di team emerge prepotentemente, che sia dalla somma dei singoli sforzi nel caso della staffetta, fino alla condivisione del percorso e delle sue difficoltà nelle obstacle race.
La verità poi è che la gara è solo la fine di un grande percorso di coesione tra i componenti del gruppo. Tutto il pre e il post gara sono il vero collante che consente di creare spirito di collaborazione e complicità. L’iscrizione del team, le settimane di allenamento e preparazione, i momenti di fibrillante attesa, la condivisione della felicità esplosiva e contagiosa a fine gara e tutta quella luminosa scia di racconti, aneddoti e anche sfottò che continua nei giorni dopo la prova, sono esperienze uniche e magiche.
Dico ‘magiche’ perché si tratta di momenti che non si dimenticano, in cui emerge la persona reale, senza difese o schemi preconcetti, in cui scompaiono gerarchie d’ufficio ed è più semplice sentirsi tutti egualmente responsabili della buona riuscita di un percorso e a pari dignità parte di un gruppo.

Cosa più di correre insieme può chiamarsi veramente ‘fare team building’?

Mi sono più volte trovato a guidare questo genere di esperienze per diverse aziende e vi posso assicurare che ne esce sempre qualcosa di unico e fortemente entusiasmante. L’esperienza mi insegna che se vengono incentivate iniziative come la partecipazione a gare con squadre aziendali, il team building si diffonde e si autoalimenta con grandi e positivi effetti sulla produttività del gruppo di lavoro, anche una volta rientrati in ufficio e tolte le scarpette da running.
La corsa poi, come dico sempre, è uno sport veramente democratico che consente di partecipare quasi a tutti, ognuno secondo le proprie capacità, che si tratti di fast walking, fino a vere e proprie prestazioni di buon valore atletico di running. Permette quindi di coinvolgere il maggior numero di persone possibili all’interno in ufficio senza che nessuno si possa sentire escluso a priori; nemmeno i colleghi che scelgono di non correre e che però certamente si presteranno a sostenere con entusiasmo e gioia i proprio colleghi, anche da semplici tifosi.

Insomma, fidatevi di me imprenditori, ne ho le prove. Se volete fare team building in azienda non vi servirà fare grandi cosa, basterà che iscriviate i vostri ragazzi ad una gara di running in gruppo. Il risultato è assolutamente garantito!

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Mar 27

El atleta representó a la Argentina en la edición de Atenas en 2004 y cuatro años más tarde compitió para Italia en Pekín. Sin embargo, los resultados los encontró en la prueba más exigente del mundo

Su última presentación fue en el Ironman de Bariloche. Quedó sexto y se fue conforme por la complicada preparación que había tenido en la previa. Un viaje a último momento, el cambio de clima y la diferencia horaria fueron algunos factores que jugaron en su contra.

Con 43 años, Daniel Fontana continúa en la alta competencia. Es un referente. Pero su historia se remonta a sus días en General Roca cuando su disciplina era desconocida. “Cuando empecé nadie hacía triatlón. Yo era un nadador bastante bueno, pero no excelente. Mis hermanas eran mejores que yo. De hecho, el entrenador que teníamos le dijo a mi mamá que las dos chicas iban a andar muy bien, pero que el pibe no tenía muchas condiciones”, reconoce entre risas en diálogo con Infobae.

Su figura es como la de un superhéroe. El cuerpo tonificado, su pelo rubio con corte hacia el costado y sus ojos de un verde penetrante conforman unos rasgos similares a los de Chris Evans cuando interpretó al Capitán América. Sin embargo, en su vida no hay nada de ficción, aunque su influencia le llegó a través de la pantalla chica. “Conocí el triatlón a través de un programa de televisión que hacía Pancho Ibañez, se llamaba El deporte y el hombre. Como en Roca se había roto la pileta, empecé a correr porque no tenía a dónde ir a nadar. Fue un poco de casualidad que me dediqué a esto”, dice con la sinceridad que lo caracteriza.

Sus primeros pasos no representaron ningún sacrificio. Su talento, constancia y dedicación le permitieron llegar a los Juegos Olímpicos del 2004, pero antes de su aventura por Grecia sufrió un traspié en la edición que organizó Australia cuatro años antes. “Para Sidney la Federación no me había tenido en cuenta, aún estando clasificado. Ellos me decían que no tenía ninguna oportunidad y la frustración más grande se dio cuando tuve una lesión muy grave en ese Preolímpico”, recuerda con nostalgia.

El golpe lo fortaleció. Del mismo modo que en los comic de DC o Marvel el protagonista supo afrontar su tragedia para encaminar su futuro en busca de una misión concreta. “Después de Sídney me prometí que no quería depender de nadie para ir a los Juegos Olímpicos. Como mi objetivo fue llegar a Atenas me dediqué a la clasificación y por suerte se me dieron los resultados”, relata con detalles puntillosos del evento que le dejó un sabor amargo.

En Europa fue uno de los representantes de la Argentina. Con las esperanzas renovadas y el espíritu olímpico encendido, Fontana quiso hacer historia en Vuliagmeni, pero una nueva frustración apareció en su carrera: “Me fue muy mal. Corrí lesionado, me pelee con la Federación y como no tuve el resultado que fui a buscar me dejaron de apoyar. Además, era todo muy desorganizado. No había presupuesto y nos dejaron muy solos. En mis días en Atenas nunca vi al presidente de la Federación. Fue muy triste, porque me sentí abandonado”.

Lejos del podio que fue ocupado por Hamish Carter, Bevan Docherty y Sven Riederer, Fontana regresó al país con la dicotomía que le imponía su edad. O continuaba apostando por el triatlón o se dedicaba a los números con su título de contador público. “Como en ese momento estaba radicado en Italia decidí dejar los balances por el deporte. Por suerte me contrató un equipo grande, que me dio un salto de calidad y me permitió llegar a estar entre los 15 mejores del mundo hasta competir en Pekín”, agrega.

En 2008 tuvo su revancha olímpica en Asia, pero una nueva desilusión se le presentó en China. “Intenté hacer la carrera de mi vida, pero me fue mal. Fue otro golpe en mi carrera. Desde ese momento tuve la necesidad de responder con resultados y llegué a ser subcampeón mundial en Estados Unidos. Esa fue la motivación que me hizo pasar a las largas distancias”, continúa sin titubeos.

Los triunfos en las ediciones del Ironman en Taiwán, Pucón y Pescara fueron un premio al esfuerzo. Algunas satisfacciones que le permitieron seguir con la mirada al frente en busca de más objetivos. Sin embargo, a Fontana le queda poca cuerda en la máxima competencia. “Mi proyecto más importante es el bebé que voy a tener dentro de dos meses. Por eso, cuando me retire quiero seguir ligado al deporte para ayudar a las generaciones que se vienen. Yo no tuve a nadie que me acompañe de joven y quiero que los chicos que se vienen no sufran lo mismo”, desliza con una conciencia social muy comprometida.

De todos modos, como se encuentra radicado en Europa, la incógnita se le presenta basada en dónde forjará los cimientos que formen la base de las generaciones venideras. “Todos los años hago dos viajes a la Argentina porque no puedo vivir sin saber lo que pasa en mi país. Todas las mañanas en Italia veo los diarios de Argentina y me divierto mucho. Los quilombos son muy distintos a los de Europa”, concluye con la tranquilidad de saber que sea cual fuere su destino, la experiencia que adquirió a lo largo de los años se la trasladará a los jóvenes que quieran convertirse en su sucesor de Ironman.

Articolo tratto dal sito infobae.com